Ricerca finanziata dall’Ufficio Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri e dalla Direzione Regionale Organismi Internazionali della Giunta Regionale del Veneto.

Situazione pre-progettuale

L’area considerata dal progetto è quella del villaggio Pedam della popolazione “tribale” Kutia Kondha, situato in Orissa (India) nel Distretto di Phulbani, Suddivisione di Baliguda, Blocco di Tumudibandh. Il villaggio, che conserva una struttura amministrativa ancestrale basata su un consiglio d’anziani e sotto l’autorità di un capo elettivo, soffre l’impatto della modernizzazione con i fenomeni conseguenti dell’urbanizzazione delle nuove generazioni, della concorrenza agricola delle comuni e cooperative di pianura – più avanzata tecnologicamente – con la conseguente perdita dell’originale civiltà e religiosità, e con l’esaurimento delle arti e mestieri tipici. L’impoverimento generale è reso ancor più grave dall’assistenzialismo generato da aiuti non mirati da parte del Governo Centrale e Locale e delle organizzazioni umanitarie e religiose straniere. L’area al contrario mostra potenzialità culturali e sociali notevoli. L’area è caratterizzata da cospicue e numerose testimonianze culturali, etnografiche e sociali in via di decadimento o persino di scomparsa.

Obiettivi della ricerca

Uno studio integrato dell’area è ancora mancante, per cui Orissa Mission si propone di raccogliere i dati socio-antropologici necessari per intervenire in modo non traumatico nei seguenti settori: -Utilizzo delle nuove tecnologie e delle competenze indologico-sociologiche per la valutazione delle potenziali risorse sociali e auto-educative per pianificare e sviluppare la comunità del villaggio. -Master plan per il recupero e conservazione della cultura intellettuale e materiale dei Kutia Kondha. -Documentazione multimediale di fenomeni culturali (religiosi) più gravemente minacciati d’estinzione.

Programma di lavoro relativo agli anni 2001-2002

I lavori previsti per gli anni 2001 e 2002 consistono in: -Missione in loco per l’acquisizione dei dati per un completo quadro sulla consistenza delle risorse sociali e culturali del villaggio di Pedam, base per un master plan delineante interventi non traumatici per i nativi. Questa fase sarà corredata dalla raccolta d’immagini filmate d’attività socio-culturali che scandiscono la vita del villaggio. -Raccolta della bibliografia completa riguardante l’area (compresi Gazeteers e British Reports), ricerca da compiere presso le ricche biblioteche di Bhubaneshwar, Cattak e Puri, in Orissa e all’Indian Office di Londra. -Creazione di mappe tematiche e data bank sulle risorse naturali e culturali come supporto del progetto di recupero globale delle risorse. -Elaborazione dei dati raccolti in loco e delle informazioni documentali rinvenute in archivi. -Valutazione e preparazione di una procedura d’analisi multidisciplinare sul materiale raccolto nella data bank, da impiegare nei successivi anni del progetto Orissa Mission. -Diffusione dei metodi e dei risultati tramite media e multimedia.

ORISSA PROJECT

Ricerca etnologica finanziata da:

Ministero degli affari esteri

Regione Veneto

RELAZIONE FINALE ANNO 2001

La relazione è il risultato delle seguenti quattro missioni in Orissa:

1- Dr. Stefano Beggiora, gennaio-marzo 2001.

2- Dr. Francesco Brighenti, dicembre 2000-febbraio 2001.

3- Dr. Lilia Arnoldo e dr. Stefano Beggiora, ottobre-novembre 2001.

4- Dr. Francesco Brighenti, dicembre 2001-gennaio 2002

1) IL DISTRETTO DI KANDHAMAL IN ORISSA, INDIA

Il distretto di Kandhamal, nello Stato dell’Orissa, trae nome dalla maggiore fra le comunità tribali che vi risiedono, i Kondh o Kandha (1). Il distretto è ordinato in due suddivisioni amministrative (Subdivisions), quella di Phulbani, capoluogo di distretto, a nord e quella di Balliguda a sud. Le due Subdivisions del distretto sono a loro volta ordinate in quattro unità amministrative chiamate Tahasil, di cui tre sono comprese nella Subdivision di Balliguda ed una in quella di Phulbani, i cui confini coincidono dunque con quelli del suo unico Tahasil. Ciascun Tahasil è frazionato in vari Blocks, raggruppamenti di centri urbani e di villaggi rurali a loro volta suddivisi nelle unità amministrative di base, le Gram Panchayat, equivalenti a comuni rurali e governate da assemblee elettive intervillaggio. Il villaggio di Pedam, oggetto di ORISSA PROJECT, si trova nella Gram Panchayat di Belghar, Block di Tumudibandh, Tahasil di Balliguda, Subdivision di Balliguda del distretto di Kandhamal.

La popolazione del distretto di Kandhamal è formata in gran parte da comunità rurali che, secondo i dati del censimento nazionale del 1991, rappresentano il 93,46% del totale degli abitanti del distretto. Il 51,51% della popolazione del distretto è formato da comunità tribali, classificate dal governo indiano come Scheduled Tribes (2). Fra queste i Kondh, che nella loro sotto-tribù Kutia costituiscono la quasi totalità degli abitanti di Pedam, rappresentano una delle etnie tribali più numerose sia nel distretto di Kandhamal che nell’intero Orissa. La quota percentuale di appartenenti alle Scheduled Tribes sul totale della popolazione dell’Orissa, pari al 22,21%, benché di gran lunga superiore alla media nazionale indiana, è molto più bassa di quella che si riscontra nel distretto di Kandhamal, che può essere dunque annoverato fra le aree a maggiore concentrazione tribale dell’India intera. Un altro 18,21% della popolazione del distretto è poi formato da membri di caste indù socialmente ed economicamente arretrate, classificate dal governo indiano come Scheduled Castes (3). Una simile quota percentuale sul totale della popolazione, a differenza di quanto avviene nel caso delle Scheduled Tribes, appare sostanzialmente in linea con il 16,20% di appartenenti alle Scheduled Castes censiti sull’intero territorio dell’Orissa.

Il territorio del distretto di Kandhamal è costituito quasi interamente da una distesa di colline e foreste punteggiate da zone disboscate dove sorgono piccoli villaggi, circondati da appezzamenti coltivati. Nell’intero distretto si contano 2.336 villaggi, separati l’uno dall’altro da alture rocciose e foreste. I villaggi sorgono di preferenza sui versanti delle colline o nelle vallate, ma vi sono anche casi di villaggi Kondh costruiti in luoghi quasi inaccessibili situati presso le vette delle colline. I corsi d’acqua che solcano il territorio del distretto hanno un regime prevalentemente torrentizio, e si prosciugano quindi al termine della stagione delle piogge monsoniche. La principale fonte di acqua potabile per gli abitanti dei villaggi è rappresentata dalle sorgenti, non dai torrenti. In un simile quadro topografico, le colture irrigue stanziali occupano necessariamente soltanto una piccola parte del territorio. Le colture a secco itineranti, impiantate sui pendii delle colline con il tradizionale metodo tribale del jhum o “taglia e brucia”, dipendono interamente dalla portata annuale delle piogge monsoniche. Per quanto concerne lo sviluppo urbano, esistono nel distretto due sole città degne di questo nome, Phulbani e G.Udayagiri.

La destinazione d’uso dei terreni nel distretto di Kandhamal, secondo i dati del censimento nazionale del 1991, si articola secondo le seguenti quote percentuali (4):

– foreste: 26,07%

– terreni sterili non coltivabili: 24,02%

– terreni usati per scopi non agricoli: 2,80%

– terreni coltivabili mantenuti incolti: 2,54%

– pascoli permanenti: 1,68%

– terreni coltivati ad alberi da frutto: 0,19%

– terreni a maggese: 7,54%

– terreni coltivati: 15,16%

Il territorio della suddivisione di Balliguda, entro la quale si trova il villaggio di Pedam, giace ad un’altitudine che varia da ca. 300 a ca. 1100 m s.l.m. La sua parte orientale è ricca di valli alluvionali ben coltivate, ma la parte meridionale, dove sorge Pedam, è formata da un intrico di montagne ricoperte da foreste, che costituiscono una delle sezioni più elevate della lunga catena dei Ghati Orientali. La capacità del suolo di trattenere le acque piovane è molto scarsa in queste zone montuose, essendo il suolo locale poroso, sabbioso e argilloso. Esso è, inoltre, povero di azoto e di sostanze organiche, ed in prevalenza acido. I metodi di coltivazione adottati in questa parte del distretto non possono che conformarsi al modello dell’agricoltura itinerante di sussistenza. Tale modello agricolo garantisce il minimo necessario per nutrire le famiglie dei coltivatori, ma i raccolti prodotti in questo modo sono quantitativamente molto inferiori a quelli ottenuti con l’agricoltura irrigua. L’agricoltura jhum fa, inoltre, scarso uso di concimi animali, utilizzando come principale agente fertilizzante le ceneri delle piante a basso fusto incendiate per ricavare degli appezzamenti coltivabili. Assieme alla mancanza d’irrigazione, ciò determina l’impossibilità di ottenere più d’un raccolto l’anno. Nelle annate più sfavorevoli la combinazione di una serie di piogge troppo intense durante la prima parte della stagione monsonica e di lunghi periodi di siccità nella seconda parte di essa determina la perdita quasi totale di quest’unico raccolto, la cui conseguenza è, di solito, un lungo periodo di sottoalimentazione per la gran parte degli agricoltori tribali delle aree montuose meridionali del distretto. In queste aree il riso è seminato prima dell’inizio della stagione monsonica e raccolto in autunno. Le varietà di riso tradizionalmente coltivate dai Kutia Kondh hanno breve durata e scarsa resistenza alle intemperie ed alla siccità, il che, in anni recenti, ha spinto le agenzie governative per lo sviluppo rurale a promuovere, incentivare e sussidiare l’impiego di nuovi tipi di sementi da parte delle comunità di agricoltori residenti nell’area in cui opera ORISSA PROJECT.

(1) Nella letteratura scientifica in lingua inglese il nome di quest’etnia è trascritto “Kondh”, mentre la forma ufficialmente adottata in Orissa è “Kondh”.

(2) “Tribù Catalogate” che godono di una speciale tutela legislativa, il cui elenco completo figura in apposite appendici della Costituzione dell’Unione Indiana.

(3) “Caste Catalogate” che godono di una speciale tutela legislativa, il cui elenco completo figura in apposite appendici della Costituzione dell’Unione Indiana.

(4) Sono esclusi dal calcolo i massicci montuosi, le riserve forestali, le aree urbane.

2) I KUTIA KONDH E LA KUTIA KONDH DEVELOPMENT AGENCY

Gli antichi insediamenti delle comunità tribali Kutia Khond, nel Block di Tumidibandh, si estendono prevalentemente nelle giungle sudoccidentali del distretto di Kandhamal. Più a nord si estendono i territori dei Desia Kondh, appartenenti allo stesso ceppo tribale. I dati riportati di seguito sono relativi ad un’area ristretta del distretto di Kandhamal considerata territorio Kutia Kondh. Questa classificazione parte dalla valutazione della densità di questo ceppo tribale, ormai ridotto a poche migliaia di unità.

I dati principali relativi al territorio sono di seguito riportati secondo la scala di misurazione locale in acri (si consideri 1 acro = 0,40 ettari; 1 ettaro = 2,47 acri):

Distretto: Kandhamal

Suddivisione: Balliguda

Tahasil: Balliguda

Block: Tumudibandh

Numero totale insediamenti: 68 (Belghar- G. P.: 36; Guma- G. P.: 32).

Superficie totale: 16,174.46 acri

Superficie riserve forestali: 12,298.02 acri

Superficie coltivabile: 3,876.44 acri

Altitudine: 2.255 piedi (ca. 676,5 m s.l.m.)

Posizione: 19.45’- 20.5’ N; 8.30’- 83.45’ E

Temperatura: massima (media annuale) 42,5° C; minima (media annuale) 6° C

Precipitazioni: media annuale 86gg. – 1680 mm

Condizioni climatiche: fresco-umido con forte escursione dal giorno alla notte

Popolazione totale dell’area: 7758 hindu; 4713 Kutia Kondh, dei quali 2437 maschi e 2276 femmine (dati relativi al censimento del 1991)

Nuclei familiari: 1138 (Belghar – G. P.: 623; Guma – G. P.: 515)

Possedimenti terrieri:

1) Più di un acro: 554 famiglie

2) Da uno a due acri: 182 “

3) Da due a cinque acri: 127 “

4) Da cinque a dieci acri: 56 “

5) Più di dieci acri: 7 “

7) Senza terra: 112 “

Percentuale di analfabetismo: 89%

Dimensioni medie di un nucleo familiare: 4-5 membri

Tecniche agricole: prevalenza dell’agricoltura itinerante alla zappa

Produzioni principali: miglio, senape, cerali, riso, curcuma, zenzero, etc.

Nell’area del Progetto si contano, fra villaggi e gruppi isolati di abitazioni, circa 68 insediamenti umani. I progetti di ricerca e gli interventi per lo sviluppo dell’area sono affidati per legge alla gestione della Kutia Kondh Development Agency (d’ora in poi KKDA), un organismo autonomo appositamente costituito e finanziato dal governo statale dell’Orissa ed avente la sua sede centrale nella cittadina di Belghar. La KKDA è una fra le decine di agenzie speciali per lo sviluppo delle aree tribali promosse dal governo indiano in occasione del varo del Quinto Piano Quinquennale. I criteri adottati per identificare le comunità beneficiarie dei micro-progetti elaborati e gestiti da tali agenzie sono, ad esempio, l’assenza completa di tecniche agricole irrigue meccanizzate, un bassissimo tasso di alfabetizzazione, una flessione o una stagnazione del tasso di natalità, l’isolamento dalle correnti principali di sviluppo, ecc. Gli obiettivi principali dei micro-progetti affidati alle agenzie in questione sono i seguenti:

  •  incremento della produzione agricola mediante l’introduzione di tecnologie moderne;
  •  miglioramento ed ottimizzazione delle tecniche di allevamento animale;
  •  lotta all’erosione del suolo con un uso programmato delle terre coltivabili;
  •  gestione dell’agricoltura itinerante nel rispetto delle risorse forestali;
  •  valorizzazione delle attività economiche tradizionali;
  •  coinvolgimento e responsabilizzazione degli organismi politici e sociali delle comunità tribali;
  •  co-gestione democratica delle risorse idriche;
  •  istituzione di scuole primarie e dell’infanzia;
  •  istituzione di servizi sanitari moderni rispettosi della medicina tradizionale;
  •  costruzione di strade nel rispetto delle esigenze delle popolazioni locali.

La KKDA, varata nel 1978, opera nell’ambito di micro-progetti che interessano complessivamente 68 villaggi Kutia Kondh nei comprensori di Belghar e Guma, abitati da circa 1138 famiglie. A detta dei rappresentanti della popolazione Kutia Kondh locale, beneficiaria dei programmi varati dall’agenzia, i risultati conseguiti da quest’ultima a partire dalla sua istituzione non sono stati molto positivi. L’area in cui opera l’agenzia non non dispone tuttora di una rete elettrica né di una rete telefonica. L’approvvigionamento di beni di prima necessità non disponibili in loco è assicurato esclusivamente da un mercato settimanale che si tiene nella cittadina di Belghar. Le comunicazioni con il resto del distretto sono normalmente garantite da un servizio di autobus e da taxi-navetta privati, ma durante la stagione dei monsoni esse possono essere interdette per settimane a causa della violenta erosione delle strutture portanti delle strade. Soltanto 29 villaggi nell’area dispongono di scuole primarie situate ad una distanza massima di 3 km dall’abitato, e quindi raggiungibili quotidianamente a piedi dagli scolari. Ambulatori medici e veterinari sono in funzione soltanto nei due centri principali dell’area, Belghar e Guma.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento idrico dell’area servita dalla KKDA, pompe di profondità (tubewells) per l’estrazione di acqua potabile dalle falde sotterranee sono stati finora installati in 45 dei 68 villaggi o nuclei abitati dei comprensori di Belghar e Guma. Ciò significa che 23 fra villaggi e nuclei abitati non dispongono ancora di acqua potabile, e sono quindi costretti a rifornirsi presso pozzi situati in altri centri abitati o presso i torrenti. Qualsiasi forma di coltivazione irrigua è resa impossibile in questi villaggi a causa della mancanza di sorgenti d’acqua. La produzione agricola in questi villaggi dipende interamente dalla tecnica tradizionale del “taglia e brucia”.

É in questo difficile quadro socioeconomico che ORISSA PROJECT ha iniziato le proprie attività nell’anno 2000 con missioni autofinanziate in loco per l’acquisizione di un quadro completo sulla consistenza delle risorse sociali e culturali del villaggio di Pedam, base per un futuro piano di sviluppo integrato per mezzo d’interventi non traumatici per i nativi di etnia Kutia Kondh.

Al momento di presentare le richieste di finanziamento al Ministero degli Affari Esteri e alla Regione Veneto si è stabilito che l’intervento migliore per cooperare allo sviluppo dell’area dovesse riguardare la fornitura di acqua potabile agli abitanti del villaggio di Pedam, utilizzabile, ove ciò fosse stato compatibile con i finanziamenti concessi, anche per l’irrigazione dei campi.

3) IL VILLAGGIO DI PEDAM, BENEFICIARIO DEL PROGETTO

Prima dell’intervento gestito da ORISSA PROJECT nell’anno 2001, inizio della fase attuativa del Progetto, il villaggio di Pedam non era dotato di alcuna attrezzatura per il pompaggio dell’acqua dal sottosuolo. La KKDA aveva da tempo individuato a Pedam i siti adatti all’installazione di pompe di profondità (tubewells) atti a garantire lo sviluppo agricolo del villaggio e la fornitura di acqua potabile ai suoi abitanti; tuttavia, la cronica mancanza di fondi di cui soffre quest’organizzazione parastatale, il cui status legale, benché essa sia sottoposta a controllo amministrativo costante da parte del governo dell’Orissa, è assimilato per legge a quello di un’organizzazione di volontari, aveva finora impedito la realizzazione di tale progetto. Il team di ORISSA PROJECT ha deciso di impiegare inizialmente le proprie competenze e risorse finanziarie, assieme ai fondi messi a disposizione dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Regione Veneto, nella risoluzione di questo problema, primo passo in direzione di una riqualificazione socio-economica generale del villaggio. Le risorse idriche acquisite mediante l’installazione di una prima tubewell saranno impiegate, oltre che per la fornitura di acqua potabile agli abitanti del villaggio, anche per le opere d’irrigazione necessarie allo sviluppo dell’orticoltura e della frutticoltura locali. Il progetto elaborato dalla KKDA prevede l’impianto e lo sviluppo, grazie al lavoro volontario svolto dai beneficiari del progetto, di coltivazioni di cavolfiori, radici commestibili, fagioli, zucche, melanzane, banane, papaya, limoni, arance e mango. La produzione di frutta ed ortaggi non utilizzata per l’autosostentamento delle famiglie dei coltivatori potrà essere rivenduta dalle stesse al mercato settimanale di Belghar. Si tratta, come si vede, di un progetto generatore di reddito.

A Pedam le coltivazioni sono da sempre irrigate durante la stagione monsonica tramite la deviazione del corso di due sorgenti che si trovano a poca distanza dal villaggio. L’acqua di questi due torrenti viene utilizzata dagli abitanti sia come acqua potabile sia per abbeverare gli animali. In realtà esiste all’interno di Pedam, al centro del piazzale interno, anche una pompa indiana (Indian pomp) che attinge direttamente l’acqua dalla faglia sotterranea. La profondità della pompa, però, è relativa, e quindi l’acqua non è potabile a causa dell’altissima concentrazione di batteri. La pompa è utilizzata esclusivamente per lavare e sciacquare vestiti, vasellame e suppellettili domestiche.

La presenza di una pompa di profondità come quella installata da ORISSA PROJECT, oltre a permettere di aver acqua potabile direttamente all’interno del villaggio, secondo il parere degli stessi abitanti di Pedam risolverà molti problemi legati alla contaminazione batterica. Gran parte dei disturbi gastrici ed intestinali, o di natura epidemica, diffusi in queste zone sono dovuti alla scarsa purezza dell’acqua, a cui si attribuisce anche la diffusione endemica della malaria. D’altro canto le più elementari norme igieniche per la preparazione e la conservazione del cibo vengono ampiamente disattese. È quindi evidente come, oltre ad eseguire un intervento tecnico sul sistema di approvvigionamento idrico dei villaggi per raggiungere la falda acquifera profonda, sia necessario in futuro diffondere fra gli abitanti del villaggio un nuovo tipo di informazione sanitaria diretta alla prevenzione delle malattie o dei disturbi più diffusi.

Sul piano generale il villaggio, che conserva una struttura amministrativa ancestrale basata su un consiglio d’anziani e posta sotto l’autorità di un capo elettivo, soffre l’impatto della modernizzazione con i fenomeni conseguenti dell’urbanizzazione delle nuove generazioni, della concorrenza agricola delle comuni e cooperative di pianura, più avanzate tecnologicamente, con la conseguente perdita dell’originale civiltà e religiosità, e con l’esaurimento delle arti e mestieri tipici. L’area, al contrario, mostra potenzialità culturali e sociali notevoli, ed è caratterizzata da cospicue e numerose testimonianze culturali, etnografiche e sociali in via di decadimento o persino di scomparsa.

Gli obiettivi da raggiungere a Pedam nel corso dell’anno 2001, indicati nella domanda di finanziamento triennale del Progetto presentata al Ministero Affari Esteri e alla Regione Veneto, e da tali Enti accolta con l’erogazione di un finanziamento su base, per ora, annuale, erano lo studio integrato dell’area, ancora mancante, e la raccolta di dati socio-antropologici necessari per intervenire in modo non traumatico nei seguenti settori:

  •  utilizzo delle competenze indologiche ed etnologiche per fornire una completa valutazione delle potenziali risorse sociali, economiche ed auto-educative per pianificare e sviluppare la comunità del villaggio;
  •  master plan per il recupero e la conservazione della cultura intellettuale e materiale dell’etnia Kutia Kondh;
  •  documentazione multimediale dei fenomeni culturali locali, in particolare di quelli pertinenti alla sfera religiosa, più gravemente minacciati d’estinzione.

Quattro missioni in loco per l’acquisizione dei dati per un completo quadro sulla consistenza delle risorse sociali e culturali del villaggio di Pedam, base per un master plan delineante interventi non traumatici per i nativi, si sono svolte nel corso dell’anno 2001. Questa prima fase di attuazione del Progetto è stata corredata dalla raccolta di immagini fotografiche e video documentanti le attività socio-culturali che scandiscono la vita del villaggio. Si è inoltre proceduto all’elaborazione dei dati raccolti in loco ed alla raccolta della bibliografia completa riguardante l’area mediante ricerche compiute presso le ricche biblioteche di Bhubaneshwar, Cuttack e Puri in Orissa. Si sono così gettate le basi per la creazione di mappe tematiche e di una data bank sulle risorse naturali e culturali come supporto del progetto di recupero globale delle risorse.

Nel corso del primo anno di attività si è provveduto a garantire un’adeguata diffusione pubblica in Italia degli obiettivi, delle linee-guida e dei primi risultati del Progetto, sottolineando il ruolo indispensabile in esso svolto dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Regione Veneto. Tale attività di diffusione e di disseminazione di proposte ed idee è avvenuta in occasione dei seguenti convegni o seminari indologici:

1) “Sangue purificatore: il sacrificio del bufalo nell’Asia meridionale”

Seminario organizzato dalla VAIS – Venetian Academy of Indian Studies e tenutosi a Verona presso la sala “E. Lodi”, via S. Giovanni in Valle, 13/B il giorno 8 aprile 2000; il seminario è stato in seguito riproposto il giorno 16 dicembre 2000 nell’ambito del ciclo di conferenze “Il sangue nel mito”, organizzato dalle sezioni provinciale e comunale di Venezia dall’AVIS – Associazione volontari italiani del sangue in collaborazione con il Dipartimento di studi sull’Asia Orientale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e con la VAIS e svoltosi a Venezia presso il teatro dei Frari, S. Rocco 3080.

2) “Possessione, conoscenza, pericolo”

Convegno interuniversitario organizzato dal Dipartimento di Storia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” e tenutosi presso l’aula “Gismondi” della stessa università nei giorni 22, 23 e 24 novembre 2000.

3) “Trance, possessione e follia nel subcontinente indiano”

Convegno organizzato dalla VAIS tenutosi a Verona presso la sala “E. Lodi”, via S. Giovanni in Valle, 13/B il giorno 21 aprile 2001.

Gli atti del Seminario “Sangue purificatore: il sacrificio del bufalo nell’Asia meridionale” e del Convegno “Possessione, conoscenza, pericolo” sono di prossima pubblicazione.

Con la quarta missione nel territorio Kutia Kondh, tuttora in corso, ORISSA PROJECT ha dato avvio alla fase attuativa dell’intervento di cooperazione allo sviluppo, programmata su una base triennale. È stata finalmente installata a Pedam una struttura meccanica per il pompaggio di acqua potabile in superficie. Oltre a questo primo risultato concreto, i risultati parziali raggiunti nel corso delle quattro missioni del 2001 si possono così sintetizzare:

1) Raccolta bibliografica di testi relativa alle zone tribali in generale

È stata raccolta un’importante bibliografia circa la realtà delle comunità tribali dell’Orissa. Oltre alla documentazione di tipo antropologico è stato raccolto tutto ciò che è sembrato utile ai fini della ricerca e del progetto di cooperazione allo sviluppo. Oltre ai direttori delle biblioteche di Bhubaneswar, Cuttack e Puri, preziosissimo è stato l’aiuto di J.P. Rout, direttore della biblioteca dell’ Harijhan and Scheduled Tribes Development Center di Bhubaneswar, che ha fornito libero accesso alle opere in essa conservate. Le fonti indiane hanno spesso carattere sociologico in quanto le aree tribali sono state teatro di profondi mutamenti in questi ultimi anni. Sebbene i problemi relativi alle tribù vengano oggi rivalutati, si può affermare che in un processo di modernizzazione nazionale le aree più disagiate vengano spesso penalizzate. D’altro canto, avendo diritto di voto, i tribali stessi sono considerati un soggetto sociale che oggi, in Orissa, ha il peso di migliaia e migliaia di unità. E’ doveroso sottolineare che, sebbene per molti secoli le tribù dell’Orissa siano rimaste isolate e culturalmente incontaminate a causa di un territorio aspro ed inaccessibile e di un clima torrido e per la presenza di malattie endemiche tipiche di territori malsani, oggi la situazione è molto cambiata. Nel corso degli ultimi decenni è iniziato lo sfruttamento agricolo dei territori tribali, che devono rispondere alle esigenze di una moderna produzione nazionale. Scompare l’agricoltura di sussistenza e l’artigianato locale, soppiantati da unificate ed estese piantagioni di riso. L’intero territorio abitato dalle tribù dell’Orissa, in prevalenza nei distretti meridionali, è oggi militarizzato a causa della presenza di guerriglieri naxaliti (maoisti) in armi, i quali assaltano le caserme di polizia allo scopo di difendere le tribù dai soprusi delle istituzioni governative. I gruppi Dom (fuoricasta cristianizzati) sono radicati all’interno delle comunità di villaggio e fungono da tramite tra i militari e tribali stessi. Essi operano per il loro esclusivo tornaconto e riducono in rovina intere famiglie che non si schierano dalla giusta parte all’interno di questo complicatissimo sistema di equilibri sociali. Per tutti questi motivi è chiaro che molte culture tribali dell’area interessata dal Progetto sono destinate a scomparire. La comprensione di questa composita realtà e l’analisi di tutti i lavori precedenti disponibili è essenziale per la gestione di un progetto di cooperazione allo sviluppo adeguato all’area che si intende beneficiare.

2) Raccolta bibliografica di testi relativi ai territori Kutia Khond

Sulla base delle considerazioni espresse al punto 1 si è elaborata un’analisi della situazione contingente delle comunità Kutia Kondh e del territorio da esse abitato nel contesto dei loro rapporti con i gruppi tribali circostanti. Dalle testimonianze e dagli studi raccolti emerge come, benché i Kutia Kondh vivano generalmente sotto la soglia della povertà, essi siano riusciti a preservare la propria cultura e le proprie tradizioni. Molte delle grandi contraddizioni tipiche della modernizzazione indiana, promossa in larga misura dalle autorità governative, non sono ancora esplose in questi territori, dove l’unica attività economica che attira investimenti su larga scala è per ora la produzione di legnami pregiati. Per ottenere una cartografia dettagliata dell’area beneficiaria del Progetto si è utilizzata la documentazione fornita dalla KKDA di Belghar.

3) Contatti con organizzazioni non governative e no profit

Grande supporto al progetto è stato fornito dall’associazione no profit Anwesha Tribal Arts and Crafts di Bhubaneswar, che si ripropone di finanziare interventi di sviluppo nelle aree tribali dell’Orissa operando per il recupero e la diffusione delle antiche tecniche artigianali nel campo tessile e metallurgico. La commercializzazione di questo tipo di artigianato fornisce i fondi per autofinanziare opere strutturali, come ad esempio l’approvvigionamento idrico, tese alla riqualificazione dell’agricoltura di sussistenza propria delle comunità tribali. I membri di quest’associazione, profondi conoscitori dei territori abitati dalle varie tribù dell’Orissa, hanno offerto la loro guida gratuita ai membri del team gestore del Progetto in missione in Orissa. Il supporto dell’associazione è stato soprattutto di tipo logistico: fornitura di dati relativi al territorio, survey di superficie, reperibilità di beni e di mezzi, valutazione della scelta dei siti proposti per l’installazione delle pompe per l’estrazione dell’acqua a Pedam. Un altro importante contributo in termini di competenze e di studio è stato fornito, sempre a titolo gratuito, dai membri della Sarba Shanti Ayog – Sasha Association for Craft Producers – Ruro-agro-services Association, un’organizzazione non governativa con sede a Calcutta la quale opera nel campo dello sviluppo dei servizi all’agricoltura ed in quello delle attività artigianali. Le esperienze maturate dalle due organizzazioni sono state estremamente utili ai fini della valutazione dei costi e dei tempi necessari per un’adeguata realizzazione del Progetto. L’associazione Anwesha ha inoltre messo a disposizione del team incaricato di realizzare il Progetto due interpreti locali anglofoni, necessari per comunicare con i membri dell’etnia Kutia Kondh; questi ultimi, infatti, spesso conoscono esclusivamente la propria madrelingua, il kui, un dialetto dravidico che risulta inintellegibile alla maggioranza della popolazione dell’Orissa, la cui lingua ufficiale è l’oriya, appartenente alla famiglia linguistica indo-arya.

(1) Una scheda informativa completa sul villaggio di Pedam è unita in Appendice.

(2) Si veda la rendicontazione allegata.

4) VALUTAZIONI CONCLUSIVE 

ORISSA PROJECT è inteso in primo luogo come un intervento di solidarietà, le cui varie fasi di attuazione vengano programmate e gestite in base ai risultati di indagini storiche, socio-ambientali ed economiche da condursi nell’area interessata allo scopo di costruire un’esperienza pilota nel campo della cooperazione allo sviluppo di alcune comunità tribali dell’India, permettendo loro un migliore sfruttamento, a fini agricoli ed igienico-sanitari, delle falde acquifere sotterranee presenti nel loro territorio. Il Progetto si richiama innanzi tutto al principio di solidarietà, ragion per cui la sua efficacia sarà direttamente proporzionale all’entità dei fondi stanziati per la sua realizzazione; ciò nondimeno, esso si propone come scopo ultimo quello di fornire un modello di cooperazione allo sviluppo che possa essere studiato e riprodotto dalle popolazioni tribali dell’area con l’aiuto tecnico e finanziario di Enti di governo statali e territoriali, organismi umanitari internazionali, organizzazioni non governative.

Scopo di ORISSA PROJECT è rendere possibile alla comunità tribale Kutia Kondh l’adozione di un modello di sviluppo agricolo più avanzato e sostenibile di quello che attualmente ne determina le condizioni di vita generali. Il modello di sviluppo che si intende proporre alla comunità beneficiaria del progetto prevede l’integrazione della tradizionale agricoltura itinerante basata sul taglio e sull’incendio stagionali della foresta, tipica di molte popolazioni tribali indiane, con un’agricoltura irrigua stanziale, il presupposto per l’adozione della quale è costituito dallo sfruttamento delle risorse idriche locali. Le tecniche di coltivazione irrigue, più sostenibili di quelle itineranti sotto il profilo ecologico ed in grado di soddisfare in misura maggiore il fabbisogno alimentare della popolazione, non saranno presentate alla comunità beneficiaria del progetto come un’alternativa radicale al suo modo di produzione tradizionale, ma andranno invece ad affiancare, senza sopprimerla, la pratica del taglio e dell’incendio stagionali della foresta a fini agricoli, del resto già ridimensionata dal governo indiano, nelle sue manifestazioni più dannose per l’ambiente, con la creazione di dipartimenti forestali preposti alla salvaguardia del territorio e la limitazione progressiva dei diritti delle comunità tribali sullo sfruttamento delle foreste.

Insistere, come è stato fatto per decenni dalle agenzie per lo sviluppo dei tribali istituite dal governo indiano, sul totale abbandono dell’agricoltura itinerante da parte delle comunità tribali in nome della salvaguardia del patrimonio forestale nazionale, sotto l’influenza della concezione occidentale della miglior utilizzazione delle risorse naturali, equivale a privare queste popolazioni dei loro raccolti tradizionali. Un simile approccio al problema, va inoltre sottolineato, tiene scarso conto del quadro socio-economico locale, dominato dalla progressiva ed inarrestabile alienazione, da parte delle comunità tribali dell’area, di terre umide, adatte, cioè all’agricoltura irrigua che si vorrebbe sostituire a quella itinerante, in favore di soggetti economici estranei alla società tradizionale tribale. Bisogna definitivamente abbandonare l’idea, ancora largamente prevalente, che la pratica dell’agricoltura itinerante comporti un’erosione del suolo su larga scala, la quale è invece causata, in misura assai maggiore, dallo sfruttamento delle foreste a scopi commerciali da parte di società, sia pubbliche che private, produttrici di legname. L’approccio più corretto al problema dell’agricoltura itinerante in India consiste nel considerare quest’ultima non un male, ma uno stile di vita evolutosi nel corso di millenni in risposta alle caratteristiche geofisiche del territorio in cui essa viene praticata. L’agricoltura itinerante, che fa dell’uomo e della foresta in cui esso vive un tutt’uno inseparabile, non è una pratica vandalica, ma un modo di produzione essenziale ed inevitabile per parecchi milioni di persone in India. Qualsiasi progetto di sviluppo teso a migliorare la qualità della vita delle popolazioni tribali dell’India deve tenere conto di questa realtà, anche per non ingenerare in quelle popolazioni un senso di inferiorità che non può che andare a detrimento dell’efficacia del progetto stesso. La pratica del taglio e dell’incendio della foresta per impiantarvi colture agricole va, ovviamente, regolata per legge e pianificata tenendo conto del rispetto dell’ambiente, e tuttavia, se si vuole garantire l’effettivo successo di una politica di sviluppo sostenibile in questo tipo di realtà socio-economica, occorre che le comunità tribali che ancora ricorrono all’agricoltura itinerante siano messe in grado di integrare i loro redditi e i loro fabbisogni alimentari con altre forme di coltivazione. È proprio questo lo scopo che l’intervento per la cooperazione allo sviluppo concepito dal team di ORISSA PROJECT si è prefisso di raggiungere, ovviamente su scala locale e tenendo conto della limitatezza delle risorse destinabili alla sua realizzazione, tramite l’escavo, in terreni appartenenti alla comunità tribale del villaggio di Pedam, di uno o più pozzi per lo sfruttamento di una falda idrica sotterranea e di un sistema di irrigazione ad essi collegato.

Appendice: IL VILLAGGIO DI PEDAM

Attraversato il tratto che collega Balliguda a Tumudibandh la strada si inerpica in una zona collinosa e ricoperta di giungla. La natura è pressoché incontaminata ed è possibile osservare con facilità flora e fauna tipiche di questi luoghi. Le colline che sorgono nell’area, escludendo le aree disboscate per far posto alle colture itineranti, sono coperte di foreste tropicali di tipo sia deciduo che sempreverde. Vi si possono avvistare animali selvatici quali cervi, antilopi, lepri selvatiche, volpi e scimmie. Gli abitanti di Pedam riferiscono che questo è anche il territorio di tigri ed elefanti. Mentre è molto raro riuscire ad avvistare le prime, gruppi di elefanti, o qualche esemplare isolato, si avvicinano saltuariamente, in media una o due volte al mese, ai villaggi situati sul bordo della foresta in cerca di cibo. Questi avvistamenti avvengono generalmente all’alba o al tramonto. Esiste da qualche anno un progetto governativo che prevede la chiusura dell’intera area per adibirla a parco nazionale. Questo richiederebbe lo sradicamento e l’esodo di massa delle popolazioni Kondh che da secoli risiedono in questi territori. Sono state ipotizzate sovvenzioni in denaro da distribuire ai capifamiglia come indennizzo e da utilizzare individualmente per costruire nuove abitazioni in zone diverse. Quali debbano essere queste ultime, è un problema ancora da prendere in considerazione. Fortunatamente alcuni esponenti politici dell’Assemblea statale dell’Orissa, appoggiati da organizzazioni governative e non per la salvaguardia delle aree tribali, ritengono assolutamente inopportuno e politicamente non attuabile un tale tipo di procedura.

Al centro dell’area collinosa in cui sorge il villaggio di Pedam si estende un piccolo altipiano coltivato. Il maggior centro di questa zona è il villaggio non Kondh di Guma, da cui si dipartono i sentieri che, inoltrandosi nella foresta, collegano i vari villaggi Kutia Kondh. Il limitare della foresta è spesso bruscamente distinguibile a causa delle vaste aree boschive totalmente carbonizzate in seguito all’uso della tecnica di coltivazione detta “taglia e brucia”.

Il villaggio di Pedam è una comunità interamente Kutia Kondh di piccole dimensioni. Quattro o cinque capanne in tutto delimitano una zona interna, in terra battuta, che funge da cortile e da area per le pubbliche relazioni. Gli edifici sono costruiti in fango, mattoni e legno; essi sono di grandi dimensioni, e possono ospitare più di un nucleo familiare. In effetti al loro interno si trovano pareti che dividono i vari locali, e vi sono più aperture verso l’esterno. Nell’area più esterna del villaggio vi sono i recinti per il bestiame, alcuni coperti da tettoie in legno, e strutture di vario tipo per il deposito degli attrezzi agricoli e l’immagazzinamento dei raccolti.

Tutte le famiglie residenti nel villaggio sono state censite da ORISSA PROJECT sulla base del numero dei componenti di ciascun nucleo familiare, del sesso, dell’età e della posizione sociale all’interno della comunità (ad esempio capovillaggio, sacerdote, sciamano, ecc.). Di seguito si riportano i dati del censimento della popolazione del villaggio e dei capi di bestiame posseduti da ogni famiglia:

Popolazione

Famiglia Uomini Donne Ragazzi Ragazze
1.
5
4
3
2

2.
3
4
4
1

3.
1
4

4.
2
1
4
2

5.
3
5
4
1

6.
2
1
1
1

7.
1
1
4

8.
2
3
1

9.
3
4
2

10.
3
5
3
2

11.
3
4
1

12.
1
5
1
3

Totale
29
41
28
12

Popolazione totale del villaggio: 110 (57 maschi, 53 femmine).

I nomi delle famiglie sono stati sostituiti con numeri cardinali. Si tenga conto però che i nuclei familiari sono numerati in ordine di importanza e prestigio all’interno della comunità tribale. Per fare un esempio la famiglia n. 1 è la più importante del villaggio in quanto il capofamiglia è Janluka Majhi, il jani (sacerdote), della comunità. Il suo prestigio sembra essere superiore anche a Lokonath Majhi (capovillaggio di Pedam) della famiglia n. 2, in quanto Janluka è membro della Panchayat, l’assemblea elettiva intervillaggio. Con le voci “ragazzi” e “ragazze” si intende comprendere tutti i bambini, suddivisi in maschi e femmine, fino ad un’età di 15 anni, periodo di maturazione sessuale e sociale in cui i Kondh usano tradizionalmente celebrare i matrimoni.

Bestiame

Mantenendo l’ordine indicato nella sezione precedente si è censita la proprietà di bestiame ed animali da cortile posseduti da ciascun nucleo familiare. Ciò è finalizzato alla comprensione di un’economia basata ancora in parte sull’allevamento e ad un’analisi sulla distribuzione della ricchezza all’interno della micro-comunità di villaggio. In un raffronto comparativo con altri futuri rilevamenti sarà possible tracciare una panoramica dell’andamento delle varie attività economiche del villaggio, individuando eventuali incrementi, momenti di crisi e cause relative.

Nella tabella seguente si riportano i dati relativi al numero di capi di bestiame, suddivisi per genere, posseduti da ciascun nucleo familiare. Nella tabella si rispetta l’ordine di numerazione delle famiglie della tabella precedente, cioé la famiglia n. 1 è sempre la famiglia del jani, la n. 2 quella del capovillaggio, e così via per tutte le altre:

Famiglia Ovini Bovini Suini Pollame

1.
4
9
4
4

2.
3
10
3
6

3.
5
15
6
8

4.
4
3
5
10

5.
4
18
6
9

6.
2

2
4

7.
3

1
6

8.
5
7
4
8

9.
7
19
6
12

10.
6
12
7
10

11.
7
15
4
12

12.
6
14
6
14

Totale
56
122
54
103

Si noti che alla voce bovini, oltre alle vacche e ai buoi, sono conteggiati anche i bufali d’acqua, largamente usati nel lavoro dei campi.

Agricoltura ed irrigazione

Il territorio arativo circostante il villaggio di Pedam si estende per 41 acri. Oltre questa zona, delimitata non solo da cippi di confine limitrofi al villaggio vero e proprio, ma anche da tratti di giungla, si entra nei territori di altri villaggi Kutia Kondh. A parte Guma, villaggio a maggioranza demografica hindu, nei dintorni di Pedam sono insediate altre comunità tribali Kutia Kondh. Si tratta generalmente di villaggi delle stesse dimensioni di Pedam, i cui nomi sono Nuamunda, Kranja, Haniguda, Kalanguda e Pukuru. Più a ovest si trova Randang, mentre più a nord sorgono Gambari, Dupi, Kadam e Guchuka.

I 41 acri del villaggio di Pedam sono suddivisi come segue:

Territorio coltivabile: 16 acri di cui 10 irrigati e 6 non irrigati;

Territorio lasciato a foresta: 25 acri.

I tipi di raccolto, elencati in ordine d’importanza, sono i seguenti (vengono prima indicati i nomi in lingua kui):

Padi: riso

Kusla: miglio

Mandia: malto

Moka: mais, granturco

Bajra: varietà locale di cereale

Kolot: ceci

Biri: lenticchie nere

Kandul: lenticchie rosse

Jhuruhng: fagiolini

Jhundanga: altra varietà di fagiolini

Mustard: senape (termine inglese di uso comune)

Ginger: zenzero (termine inglese di uso comune)

Tila: sementi varie per olii

Rasi: sementi varie per olii

Hinga: curcuma

Jada: ricino

Accessibilità

Di seguito si riportano alcuni dati relativi all’accessibilità del territorio e le distanze dai maggiori centri del distretto. E’ possibile raggiungere il villaggio di Pedam da Bhubaneswar, capitale dello Stato dell’Orissa, in automobile; ovviamente, le condizioni delle strade variano da zona a zona. Fino alla città di Phulbani la viabilità è scorrevole, ma la situazione peggiora inoltrandosi nel distretto. Dopo Tumudibandh una stretta strada asfaltata a tornanti, in cattive condizioni, si inerpica sulle colline in direzione di Belghar. Questa è l’unica via di collegamento, che attraversa un’area ricoperta da una fitta giungla. Più oltre, sull’altopiano di Guma, essa si trasforma in un esile sentiero in terra battuta. Non ci sono punti difficili a parte l’attraversamento di due torrenti la cui portata è stagionale. Date le condizioni generali in cui versa la strada, è necessario l’uso di un mezzo piuttosto stabile, un fuoristrada o una jeep. Considerando il villaggio di Pedam come punto di partenza ecco le distanze relative:

· Phulbani, District Headquarter: 157 km
· Baliguda, Subdivision Headquarter: 68 km

· Tumudibandh, Block Headquarter: 32 km

· Ospedale più vicino (in direzione Tumudibandh): 30 km

· Guma, Gram Panchayat office: 2,5 km