Riprese effettuate a Dirang Dzong, nel Distretto di Bomdila, West Khameng (Arunachal Pradesh-INDIA) 2002, da Stefano Beggiora; montaggio e fonica presso i Mahishamardini Studios – Venezia, 2002 di Stefano Beggiora.

durata: 11 min. ca.; formati Hi8 e VHS (stereo). Audio originale per conferenze.

(in preparazione versione masterizzata DV con commento in lingua italiana).

Visione disponibile su richiesta presso dr. S. Beggiora: kuramboi@tiscalinet.it

Nel corso della seconda missione VAIS in Arunachal Pradesh, il team di ricerca ha scoperto un inedito caso di oracolarità. Si tratta di un fenomeno diffuso nell’ambito del Buddhismo himalayano, per cui una persona (sku rten) è indotta alla trance da uno o più monaci; in questo stato di coscienza alterata il sku rten sarebbe posseduto da una divinità e quindi reso atto a oracolare. Le funzioni esercitate durante un rituale di possessione oracolare variano dalla divinazione alla cura di malattie, dall’insegnamento di particolari dottrine e devozioni alla protezione contro stregoni ed entità infernali. Sono notissimi i tre maggiori oracoli di Stato, che formano una categoria di consiglieri sottili del Dalai Lama. Meno noti, ma riconosciuti da Dharamsala, sono circa un centinaio di altri sku rten. Il caso preso in esame tramite il filmato era ancora ignoto fino al 2007, anno in cui il sku rten di Dirang Dzong è stato ufficialmente approvato dal Dalai Lama

Geleg Choi Jang, allora di 27 anni, è un giovane sku rten, abitualmente posseduto in stato di trance da Karma’phrin las, ipostasi tsen del dio Pehar. Il filmato descrive l’intero rito di possessione, a partire dall’induzione della trance operata da un monaco tramite la salmodia di un testo tibetano, ritmato dal suono del tamburo e del cembalo. Lo stato di spossatezza del sku rten è seguito da uno stadio di tremore che precede la possessione. Quando la divinità “entra” nel suo corpo il tremore sciamanico scompare e la personalità del soggetto appare fortemente mutata. Nel corso di un paio d’ore le funzioni oracolari sono di carattere terapeutico, poi divinatorio, sempre dietro richiesta di una persona che fa da tramite tra i fedeli e il posseduto. In seguito la divinità ha lamentato la poca devozione dei valligiani per i suoi culti, fino a diventare minacciosa. Il rito si conclude con un nuovo tremore e l’uscita dalla trance in uno stato di grave spossatezza.